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UNTITLED

curated by Francesca Pasini
Fondazione Remotti, Camogli (GE)

Stati d'animo circolari di Francesca Pasini

Alla Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti Marta Dell'Angelo ha creato una visione molto attraente del rapporto tra biografia e figura. Il fatto che Marta  esponga in modo parallelo parte del suo archivio privato e alcuni suoi quadri, è uno stimolo ad analizzare gli eventi come punto cruciale per mettere a fuoco figure e pensieri, non solo nell'arte, ma anche nella vita quotidiana. In tutti i suoi quadri c'è un forte senso d'intimità, non solo perché al centro c'è il corpo umano in pose e sforzi che richiamano la vita reale e non la sua metafora, ma perché dietro quelle figure ci sono micro racconti di amicizie, di immagini colte al volo o inventate. Quando si arriva nella sala del secondo piano, si ha la sensazione di entrare in una comunità, dove tutti dialogano e nello stesso tempo agiscono autonomamente. La sensazione è acuita dal fatto che i quadri sono disposti lungo la linea del pavimento a pochi centimetri dal pavimento, visibili dallo stesso punto di vista da cui sono stati ritratti, formando una sorta di cammino. Ci si sente accolti, come se ognuno di noi si riconoscesse in quelle pose. Sono eventi semplici, seppure un po' anomali: una ragazza che si annusa il piede (Senza titolo -autoritratto mentre mi annuso il piede sx - 2005); due che chiacchierano mentre fanno pipì sul bordo di un'immaginaria strada, nella continuità della spazio architettonico (La conversazione 2006); un'altra fa la candela e mette in primo piano il fatto che è incinta (La polena,2008). Un movimento delle gambe che spesso compiano girandoci di qua e di là, ripreso radente al piano d'appoggio (01, 02, 03 (trittico) 2004). Oppure le mani che applaudono, (Applauso,2010), o quelle che pendono lungo i fianchi (I bodies rossi, 2005), o quelle in primo piano di chi si sostiene in posizione rannicchiata (Senza titolo (figura accovacciata) 2003). Oppure figure che hanno punteggiato le allegorie della storia dell'Arte, il fauno (Il fauno, 2005) o l'ermafrodita (Ermafrodita,2005), che qui assumono la luce reale della pelle. O la forte e gentile figura di un giovane "trans" (Andrè,2009).  Insomma incontri possibili attraverso l'arte, la vita, la cultura. Appare la specificità originale della pittura di Marta Dell'Angelo, che ritrae figure così come le vediamo, o meglio crediamo di vederle, perché in realtà ce le fa vedere lei, non hanno nulla della pittura iperrealista, non esistono dettagli, ma è solo la forma plastica descritta attraverso i semplici passaggi tonali della luce, che restituisce volume e una presenza quasi scultorea. Sono anche suggerimenti di "Stati d'Animo" come diceva Boccioni, e creano la magia di presenze che conosciamo e che idealmente possiamo trasferire nel nostro territorio. Il fondo bianco, vuoto, senza allusioni paesaggistiche ci dice che negli incontri c'è sempre un'aria libera, che si condensa lentamente, qualche volta in maniera complicata, nell'aria di casa. Questa, credo sia sempre la forza della pittura: nessuno è mai stato lì dove il quadro vive, eppure ognuno immagina, ricorda, sogna di esserci stato.  Il fondo bianco, vuoto, senza allusioni paesaggistiche, permette alle figure di inserirsi nello spazio architettonico, si confronta con quello scuro, buio da cui sono spesso emersi  i corpi dipinti nella storia dell'arte, comprovando come la stessa luce, che dipinge le forme,  riesca ad emergere con forza nonostante l'assenza di contrasto tonale con lo sfondo. Tutti questi quadri, ma anche gli altri che qui non sono esposti, stanno in parallelo con l'emozionate archivio privato che Marta Dell'Angelo ha scelto per la prima volta di raccogliere ed esporre informa quasi integrale. Frammenti, citazioni, piccoli testi, oggetti, foto, guizzi di disegni, insomma tutte quelle cose che ognuno trattiene in qualche posto protetto, creano una linea continua che stringe come un anello tutto lo spazio del pianterreno. E' immediato pensare all'andamento a volte confuso della vita, ma anche alla pervicace volontà di tenerla insieme, di costruire depositi di suggestioni, di segnalare passaggi. Insomma, il desiderio di tracce che ognuno tenta di lasciare nella vita. Un grande quadro a lato dell'ingresso ritrae Marta con una macchina fotografica (Senza titolo, 2004 ). In questo caso il fondo non è vuoto, ci sono alcuni di quei frammenti che oggi ha deciso di mostrarci. Lei stessa da quel quadro osserva se stessa, ma anche chi la guarda attraverso i passaggi del suo empatico registro di composto da 247 elementi. C'è una relazione circolare: questa è la realtà della sua pittura e questo è il legame che ha stabilito con una trentina di donne che abitano a Camogli con le quali ha realizzato la performance " E arrivarono...". La litania di parole, indicava a sua volta caratteri e stati d'animo che popolano le menti e il linguaggio (sono infatti sinonimi che si legano per appartenenze e distanze). E così il cerchio si chiude tra il suono delle voci, la visione di un grumo di donne con la testa china sul foglio, la tensione di chi le ascoltava e la magia di una comunità in cui è stato possibile entrare. Un quadro vivente che ognuno trattiene negli occhi e chissà come lo inserirà nello stato d'animo della sua esistenza? Questa è la domanda che ci appassiona quando leggiamo e guardiamo.

Circular states of mind by Francesca Pasini

At the Fondazione Pier Luigi and Natalina Remotti, the artist Marta Dell'Angelo has created a very alluring vision on the relationship between biography and the figure. The fact that Marta exhibits/shows simultaneously part of her private archive and some of her paintings is a stimulus to analyse events as crucial in bringing figures and thoughts into focus, not only in art, but also in the everyday life. In all her paintings there is a strong sense of intimacy, not only because central to them are human bodies in poses and endeavours that recall real life, and not its metaphor, but also because behind those bodies there are micro-stories of friendship and images seized upon or invented. When visitors arrive at the hall on the second floor the impression is that of entering a community, where everyone converse and yet act autonomously. The feeling is accentuated by the fact that the paintings are arranged just a few centrimetres from the floor, enjoyable from the same point of view from which they were portrayed, forming a sort of route. The visitors feel welcomed, each one could recognise themselves in those poses. They are simple situations/events, albeit slightly unusual: a girl sniffing her foot (Untitled - self portrait while I sniff my left foot - 2005), two girls chatting while having a wee by an imaginary roadside, in the continuity of the architectural space (the Conversation 2006), another one takes the candlestick pose which reveals her pregnancy (the Figurehead, 2008). Legs movements which often we make by turning from side to side, portrayed at floor level (01, 02, 03 (triptych) 2004). Clapping hands, (Applause, 2010), or hands hanging down the sides of bodies (The red bodies, 2005), or the hands, in the foreground, of someone who supports herself in a crouched position (Untitled (crouching figure) 2003). Or else, bodies widely used as allegories in art history: the faun (The faun, 2005), the hermaphrodite (Hermaphrodite, 2005) or the Handmaid (Handmaid, 2008) where the actual light on the skin  turns into volume. Or the strong and gentle figure of a young “trans” (André, 2009). In conclusion: possible encounters through art, life and culture. The original specificity of Marta Dell’Angelo lies in the portraying of figures as we see them, or rather as we believe to see them, for she makes us noticing them, they have nothing to do with hyper-realist painting, there are no details, only the plastic form described by simple tonal passages of light, that give volume and an almost sculptural presence. They are also suggestions of "states of mind" as Boccioni used to say, and create a magic of presences, which are familiar and can ideally be transferred in our territory. The white blank background, without a hint of landscape, tells us that there is an free atmosphere in the encounters, which slowly condenses, sometimes in a complicated way,  a feel of home. I believe this has always been the strength of painting: no one has ever been there where the painting lives, yet each one imagines, remembers, dreams of having being there.The white blank background, without a hint of landscape, allows the figures to fit in the  architectural space; in contrast to those bodies emerging from much darker backgrounds  that dominated paintings from the Renaissance onwards, demonstrating how the light emerges with the same force despite the lack of tonal contrast in the background. All these paintings, as well as the other works not exposed here, live together with the exciting private archive, which Marta Dell’Angelo chose to collect and exhibit almost in full, for the first time. Fragments, quotes, small texts, objects, pictures, sketches, in short, all those things that everyone keeps in a protected place, create a continuous line which holds, like a ring, all the space on the ground floor. The thought immediately goes to the confused path that sometimes life takes, but also to the strong will of holding everything together, creating depositary of ideas, marking passages. In short, the desire that everyone has to leave a trail in this life. A big painting by the entrance depicts Marta with a camera (Untitled, 2004). In this case, the background is not empty, there are some of those fragments which she has decided to show to us today. From there she observes herself, and the viewer, through passages of her empathic catalogue composed of 247 elements. There is a circular relationship: this the reality of her painting. And this is the relationship Marta made with thirty women who live in Camogli, with whom she created the performance “So they came...”. The litany of words, revealed in turn characters and moods which inhabit minds and language (they are synonyms bounded to each other by membership and distances). And so the circle closes with the sound of the voices, the vision of a lump of women with their heads bent on papers, the tension of those who listened and the magic of a community in which people were able to enter. A living painting that everyone holds in their eyes and who knows where do they place it in the state of mind of their existence? This is the question we feel passionate about when we read and watch.

Photo credit Nuvola Ravera

Exhibition view 

Exhibition view 

Exhibition view, detail

Exhibition view, detail

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Exhibition view

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Exhibition view from the first floor

Performance E arrivarono...

with the collaboration of twenty women from the town Camogli

Exhibition view, detail

Exhibition view, detail

Exhibition view

Exhibition view from the first floor

Red Body, oil on canvas, 100x100cm

Exhibition view, first floor

La coversazione, oil on canvas, 180x180cm

01, 02, 03, oil on canvas, 80x80cm each

L'Ancella, oil on canvas, 180x80cm 

Exhibition view, first floor